Alzino la mano il genitore o l’educatore che non hanno vissuto momenti di panico, quando i bambini iniziano a fare domande.

Le domande dei bambini possono essere impegnative e a volte scomode, ma questi piccoli filosofi devono scoprire il mondo e per farlo hanno bisogno di fare domande.

Perché proprio a voi?

Perché siete le persone di cui si fidano e che si prendono cura di loro.

Le domande di questi piccoli investigatori, spesso ci costringono a fare i conti con dei quesiti irrisolti sui quali pensavamo di aver messo una pietra sopra. C.S. Lewis scrisse: “Vi fu un tempo in cui facevi domande perché cercavi risposte, ed eri felice quando le ottenevi. Torna bambino: chiedi ancora”.

Nulla di più vero.

Rispettare e dare la giusta attenzione al pensiero dei bambini, permette a noi adulti di recuperare dimensioni della realtà che crescendo abbiamo messo da parte.

Quindi sarebbe corretto dire: “Le domande aprono il mondo ai bambini e fanno tornare bambini gli adulti.”

Come esplorano il mondo i bambini? 

L’esplorazione del mondo da parte dei bambini è sempre affascinante. La loro voglia di conoscere il mondo è più forte di qualunque cosa: si lanciano con coraggio in ogni parola sentita, chiedendone il significato e ripetendola all’infinito, fin quando non ne trovano un’altra nuova, ancor più interessante. 

Ascoltare e rispettare le loro domande, è quindi fondamentale, poiché queste per loro sono un mezzo per poter acquisire maggiore consapevolezza. Quindi, accompagnarli in questo percorso è un compito educativo molto importante e noi genitori, insieme a loro, siamo i protagonisti di questo processo. 

Le parole però, non rappresentano l’unico mezzo di questo processo. I bambini sono affascinati e incuriositi dall’ambiente esterno: si lanciano con coraggio alla scoperta di un mondo nuovo, in cui cercano sempre di conquistarsi un posto. 

In questo gli adulti più vicini al bambino quali genitori e nonni, hanno un grande ruolo: incoraggiarli nella loro magica scoperta! Solo così i vostri piccoli potranno sentirsi davvero sicuri nella loro esplorazione. Al tempo stesso però, si dovranno dare loro dei limiti da rispettare, in modo tale che imparino da subito a riconoscere i possibili pericoli. Ad esempio, se si dovessero avvicinare troppo al fuoco, fategli capire che la sua manina potrebbe scottarsi dato il forte calore, magari anche attraverso il racconto di una fiaba. In questo modo non starete ponendo un divieto netto, ma motivando un rischio. 

L’atteggiamento da adottare è proprio questo, in modo tale che il bambino sappia e ricordi il perché non debba avvicinarsi troppo al fuoco. E’ invece sbagliato dire frasi come “Non andare lì”; “E’ vietato”, perché riceverete il classico effetto boomerang: stimolerete nel bambino curiosità e voglia di avvicinarsi al pericolo.

Stimolare l’intelligenza dei bambini: si può fare?

Secondo il metodo Feuerstein, professore di psicologia e pedagogia in Israele e negli Stati Uniti, stimolare l’intelligenza dei bambini è possibile. Le sue parole:

L’intelligenza è modificabile: può essere sviluppata, potenziata, allenata… L’intelligenza è un insieme di abilità e processi mentali che ci permettono di dare un senso al mondo che ci circonda e di acquisire le informazioni per risolvere i problemi. Un fenomeno dinamico, insomma, che si può imparare”.

Il metodo Feuerstein permette di aumentare le capacità cognitive attraverso una serie di esercizi di potenziamento. Ovviamente il bambino non può svolgerli da solo, ma ha bisogno di un mediatore, ovvero, con una persona in grado di accompagnarlo nel ragionamento, come genitori, nonni e/o insegnanti. E’ importante che questi non si sovrappongano mai al bambino e non gli forniscano le risposte, ma pongano solo domande per farlo riflettere e ragionare, permettendo la risoluzione del quesito. 

L’obiettivo di questo metodo è quello di stimolare il bambino all’apprendimento con domande e riflessioni, in modo tale che il mediatore non sia più necessario in un tempo breve.

I criteri fondamentali della mediazione secondo Feuerstein 

Secondo il metodo elaborato da Feuerstein, un’interazione tra adulto e bambino, diventa mediazione, quando il mediatore applica tre criteri:

  1. Mediazione dell’intenzionalità e reciprocità, in cui il mediatore esprime al bambino la volontà di entrare in relazione con lui attraverso:
    – il contatto fisico;
    – guardandolo negli occhi;
    – rimuovendo eventuali fonti di distrazione nell’ambiente;
    – enfatizzando alcune parole specifiche con un tono di voce diverso.
  2. Mediazione della trascendenza, in cui il mediatore deve riuscire a trasferire l’esperienza che il bambino sta vivendo in quel contesto, in uno simile, in modo tale che tenderà a memorizzare e assimilare più in fretta. Un esempio può essere associare la risposta al telefono, a quella del citofono. Tale attività è detta bridging ed è considerata il centro del metodo Feuerstein. L’obiettivo principale è quello di far trarre al bambino un insegnamento per la sua vita.
  3. Mediazione del significato, in cui il mediatore deve creare un valore affettivo all’esperienza che sta facendo con il bambino, in modo tale che ne possa comprendere a pieno il significato. 

Generalmente il metodo Feuerstein è applicato ai bambini con particolari difficoltà cognitive, ma può essere usato per chiunque voglia allenare il suo pensiero. 

Come affrontare le domande dei bambini:

Le domande dei bambini, quindi, sono difficili? Dipende dal vostro atteggiamento! 

I vostri figli attraverso i loro quesiti non cercano da voi risposte tecniche e scientifiche, ma risposte semplici e intuitive che gli permettano di avvicinarsi a quell’argomento. E’ molto importante che genitori ed educatori riescano a soddisfare le loro richieste, perché soltanto così stimoleranno nei bambini una cosa fondamentale: la curiosità.

Fare domande per i bambini è un mezzo di scoperta del mondo, per questo devono essere prese sempre sul serio. Attraverso di esse i vostri piccoli potranno arricchire la loro cultura e formare la propria intelligenza, per diventare un domani, dei buoni cittadini del mondo!

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